LIRICO: LE FARSE DI DONIZETTI E ROSSINI

LIRICO: LE FARSE DI ROSSINI E DONIZZETTI

'La cambiale di matrimonio' di Gioachino Rossini e 'Il campanello' di Gaetano Donizetti sono il terzo appuntamento in cartellone per la stagione 2019.

Andare a teatro per il puro piacere di farlo. Questo accadrà dal 3 al 12 maggio al Teatro Lirico di Cagliari. Non vi saranno amori tormentati, lotte titaniche, arie epiche. Dopo Lo schiavo di Gomez e la Tosca di Puccini il Lirico propone nel terzo appuntamento di stagione puro divertissement, musica leziosa nei toni rococò delle farse. Nulla di più ci si attende quindi all’alzata del sipario. Certo la presenza in platea del Presidente del Senato Casellati e del neoletetto Presidente della Regione Sardegna Solinas ha conferito al tutto un’aria vagamente istituzionale ma, passato il primo stupore, i mormorii di curiosità scemano all’abbassarsi delle luci. 

La cambiale di matrimonio ovvero ’50 style.

Per La cambiale di matrimonio la regia a quattro mani CalcagniniRiboli opta in favore di un adattamento decisamente poco convenzionale. Motociclette, tute da meccanico, pin-up, perfino una cameriera la cui marsina permette allo sguardo di indugiare più sulle forme che sull’interpretazione. Greased Lighting il paragone immediato. Sembra che da un momento all’altro debba entrare John Travolta con gli scapestrati compagni di scuola. Mr. Slook indossa la divisa ufficiale canadese presentandosi con la bandiera del cedro sulle spalle. Fanny si dà il rossetto nello specchietto di un’Harley Davidson, intona “Vorrei spiegarvi il giubilo” liberandosi maliziosamente del costume di scena, prorompendo in un formidabile acuto con indosso la sottoveste e i capelli scarmigliati. Davvero sembra di guardare il finale di Grease quando tutti gli interpreti si raccolgono sulla scena per lo scioglimento.  

Il campanello: galante disordine.

Il campanello ci proietta invece nella confusione del carnevale napoletano tra Sette e Ottocento. La scena una sala da pranzo caotica, ingombra di convitati festanti per il matrimonio di Don Annibale e Serafina. La promiscuità della trama si riversa in questo palco confuso, disordinato, tra tavole ancora imbandite, specchi, letti semoventi, impiegati sonnecchianti sotto le tovaglie. Promiscua è anche la Madama Rosa di Martina Serra, con stivali in vernice rossa e frusta. “Non ascolto…galoppare io voglio” lascia ben poco spazio al dubbio, stemperando nel gusto campano per la battuta salace la gravità delle consuete arie operistiche. La squisita virtuosità de Il campanello si plasma nella voce di Andrea Vincenzo Bonsignore (Enrico) nell’aria della scena tredicesima, uno scioglilingua di rimedi speziali ai disparati malanni della fantomatica Anastasia. Come, quindi, non parteggiare per un amante così abile nel reclamare lo ius primae noctis? Con scorno di don Annibale a lui va il nostro plauso. 

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Fabrizio Contini

Ho conseguito la maturità classica A.D 2008 e successivamente la laurea in Lettere moderne ord. 270/2004 A.D. 2018 con il massimo della votazione. Dantista per vocazione, letterato per amore, critico cinematografico e teatrale in rodaggio. Tra corsi di scrittura e scuole di formazione cerco di fare delle mie passioni il mio lavoro. Ai posteri l'ardua sentenza.

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