TRE SULL’ALTALENA: TEATRO CENTRALE DI CARBONIA

TRE SULL’ ALTALENA: CARBONIA TEATRO CENTRALE

Ultimo appuntamento al Teatro Centrale di Carbonia nella rassegna CeDAC 2019. In scena “Tre sull’altalena”.

Trattare il tema della Morte richiede una sensibilità tutt’altro che spregiudicata. Non occorre certo essere dei tanatologi per poter parlare della fine della vita, meglio del suo completamento. Anna Marchesini si diceva morbosamente appiccicata all’esistenza tanto da essere interessata anche alla sua conclusione. “E non è detto” chiosava con l’ironia sua specifica caratteristica. Vita Amore Morte sono il grande triangolo su cui tutti, liberamente, possono dire la propria senza temere di incorrere nel biasimo comune, più liberamente di quanto si possa fare per la politica, l’economia o il sesso. Ne partecipa anche la commedia di Luigi Lunari, anno 1990. La messa in scena a cura della compagnia Il Calderone, per la regia di Dario Siddi, spettacolo con cui il Civico di Carbonia chiude la rassegna Cedac 2019. 

Il Commendatore, il Capitano, il Professore. 

Che cosa succede quando un Commendatore, un Capitano di polizia e un Professore si trovano insieme nella stessa stanza? Costituiscono per davvero un terzetto curioso trattandosi di tre personalità provenienti da mondi che poco hanno a che spartire tra loro. Ognuno affronta la possibile dipartita nella maniera ritenuta più opportuna, seguendo anche, e soprattutto, le proprie inclinazioni. Se il Commendatore (Assunta Piras) professa una religiosità timorata, quanto sentita non è dato saperlo, il Capitano per contro fa mostra di un’ onesta sicurezza, derivata dall’aver fatto quanto di meglio in seno alla natura che “Lui” le ha dato (in questo adattamento è interpretato da Carla Calabrò). Il Professore (Francesco Corgiolu) si dimostra anche lui un anima onesta, per quanto corrucciata alla prospettiva di essere giudicato, ma fedele ai propri sillogismi cartesiani nella valutazione di meriti e colpe in attesa del Giudizio. 

Il Giudizio all’improvviso

A tre caratteri così distanti corrispondono approcci e riflessioni altrettanto distanti. Se il Commendatore sospende ogni forma di riflessione, affidandosi devotamente alla Bibbia trovata nella stanza, gli altri due si propongono come contrappeso con degli argomenti a metà strada tra il pragmatismo e il filosofico. Il rimettere a Dio le proprie responsabilità da parte del Capitano o l’estremismo raziocinante del Professore se da un lato irridono la spiritualità affettata del Commendatore, dall’altro ammiccano a una paura radicata, ben maggiore di quanto abbiano creduto. Per quanto l’intera commedia sia costruita sul meccanismo dell’equivoco, non si può fare a meno di pensare a quale sarebbe il nostro comportamento. Se, per caso, la sala d’attesa del dentista diventasse l’Anticamera del Giudizio? Se, all’improvviso, dovessimo realmente soppesare il nostro vissuto da che parte penderebbe la bilancia? Ci penseremo da qui alla prossima stagione. 

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Fabrizio Contini

Ho conseguito la maturità classica A.D 2008 e successivamente la laurea in Lettere moderne ord. 270/2004 A.D. 2018 con il massimo della votazione. Dantista per vocazione, letterato per amore, critico cinematografico e teatrale in rodaggio. Tra corsi di scrittura e scuole di formazione cerco di fare delle mie passioni il mio lavoro. Ai posteri l'ardua sentenza.

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